Lo spettro di un conflitto regionale
I toni che si alzano tra Siria e Israele da un lato, gli Stati Uniti che rinforzano il loro sistema di difesa anti-missile nel Golfo arabo dall’altro: troppi gli elementi che preoccupano la stampa panaraba
Di Hoda Saliby, traduzione di Marta Pranzetti
05/02/2010 – “Il nostro messaggio a Bashar al-Asad deve essere chiaro: non solo perderai la prossima guerra, ma perderai anche ogni potere, tuo e della tua famiglia”. È in questi termini che il Ministro degli Affari Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, si è rivolto il 4 febbraio al leader siriano, spiega Al-Quds Al-Arabi. La sera prima, il capo della diplomazia siriana, Walid Moallem aveva messo in guardia Israele su ogni progetto di guerra contro la Siria, stimando che un tale conflitto si sarebbe presto trasformato in una “guerra generale”. Il Ministro siriano rispondeva così anche al Ministro della Difesa israeliano Ehoud Barak, il quale aveva dichiarato che “In assenza di un accordo di pace con la Siria, potremmo ritrovarci in un confronto militare che potrebbe portare a una guerra totale”, ricorda lo stesso quotidiano.
“Washington e numerosi membri del governo israeliano non hanno apprezzato questi scambi carichi di minacce” annuncia in prima pagina Asharq al-Awsat. Secondo il Ministro degli Esteri americano, i responsabili israeliani e siriani “Non fanno che complicare la ripresa delle negoziazioni, in un momento in cui la diplomazia americana si sforza di rilanciare il processo di pace tra tutte le parti in causa”. “Le controversie tra Siria e Israele saranno riprese dal nuovo ambasciatore americano in Siria, Robert Ford, non appena assumerà la funzione”. Questo diplomatico, dalla lunga esperienza, è appena stato nominato dopo che, nel 2005, gli Stati Uniti avevano smesso di avere rappresentati in Siria.
“Israele cerca di calmare le acque e afferma che il suo obiettivo è la pace e non la guerra con la Siria”, titola dal canto suo, Al-Hayat riprendendo le dichiarazioni fatte dall’ufficio del Primo Ministro Netanyahu .
Tuttavia, la distribuzione di intercettatori di missili Patriot in numerosi paesi del Golfo (Kuwait, Emirati Arabi, Bahrein, Qatar) e il potenziamento, al largo delle coste iraniane, della flotta americana, lasciano pensare a dei preparativi in vista di un confronto con l’Iran, di cui la Siria è il miglior alleato nella regione. “Il Ministro degli Esteri del Bahrein, Sheikh Khalid Bin Ahmad al-Khalifa”, riporta Al-Quds Al-Arabi, “ha dichiarato il 3 febbraio, al termine di un incontro a Washington con il capo della diplomazia americana, Hilary Clinton, che la distribuzione militare americana ha un carattere strettamente difensivo. Non minacciamo nessuno.” Propositi che vogliono dare sicurezza, mentre il Bahrein ospita il quartier generale della flotta americana e il Qatar un centro di operazioni aeree americano. Secondo i responsabili iraniani “Gli Stati Uniti si impegnano in una guerra psicologica facendo passare Teheran per una minaccia ai paesi del Golfo e convincendoli che hanno bisogno della protezione americana”.




