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Nasrallah e l’assoluzione della Siria

L’asse Siria-Libano-Iran

di Tariq Alhomayed. Aharq al-Awsat (25/07/2010). Traduzione e testo a cura di Giusy Regina

Nasrallah e l’assoluzione della Siria Hassan Nasrallah, leader di Hezbollah, è sicuramente il più consapevole che i numerosi incontri che hanno avuto luogo recentemente tra il presidente siriano Bashar al-Assad ed il primo ministro libanese Saad Hariri, superano di gran lunga il numero dei suoi incontri con Hariri. Supero effettivamente anche quelli tra Hariri e Walid Jumblatt, che è stato “perdonato” da Nasrallah, almeno a quanto dice, dopo aver rivisto le sue recenti posizioni politiche. Quando Hezbollah è stato accusato infatti, ci si aspettava che Jumblatt dicesse, anche se a mezza voce, che non gli sarebbe dispiaciuto poi tanto se l’organizzazione fosse scomparsa, soprattutto con la benedizione siriana.

Pertanto, il recente discorso di Nasrallah non è stato una minaccia (e comunque non sarebbe stata la prima volta), bensì un chiaro segnale di paura per la decisione che il Tribunale Speciale per il Libano prenderà sull’assassinio di Rafiq Hariri: l’accusa dei membri di Hezbollah per la commissione del crimine. Questo significherebbe puntare il dito contro Hezbollah stesso, con il proscioglimento della Siria. La richiesta di Nasrallah relativa proprio all’assoluzione della Siria appare esagerata. Ma, consapevole del significato di quegli incontri, egli sta cercando di accelerare la visita di Assad in Libano, sottolineando con forza quanto egli sarebbe il benvenuto. Deve insomma aggiustare le cose con la Siria.

Da un certo punto di vista potrebbe sembrare che Nasrallah sia preoccupato che Damasco abbia abbandonato Hezbollah per affrontare da solo il temporale che si prepara per la questione del Tribunale sopracitata. Questa spiegazione non è così improbabile, poiché Hezbollah e Damasco sono uniti non solo da un cammino di resistenza o da una posizione strategica, ma anche dalla comprensione reciproca che questa alleanza è una tattica temporanea, la cui continuazione non è dovuta all’intelligenza di Hezbollah stesso o dell’Iran, ma alla stupidità di Israele. Va considerata inoltre la visione limitata degli Stati Uniti, che non capiscono l’importanza di una pace tra Siria ed Israele, per risolvere anche la questione delle alture del Golan. Inoltre, il rapporto tra Damasco e Teheran, da cui Hezbollah trae beneficio, è dovuto alla forza dell’Iran e non tanto ad una posizione strategica della Siria. Infatti essa è spesso dipesa dalle varie crisi che Teheran ha dovuto affrontare.

Un ulteriore punto da considerare è che il presidente al-Assad ha più volte affermato la sua intenzione di stabilire e consolidare la laicità nella società siriana: e questo non sembra essere uno slogan per gli stranieri dal momento che ha vietato ad esempio il velo nelle università. Come può allora la Siria, con queste prerogative, allearsi ad un partito religioso come Hezbollah o di un regine religioso estremista come l’Iran? Ricordiamo che Teheran dà disposizioni anche sul vestiario dei cittadini iraniani e sui tagli di capelli che sono accettabili.

La preoccupazione di Nasrallah a questo punto prende forma e risulta più comprensibile. Da una parte i membri di Hezbollah accusati per la morte di Rafiq Hariri e dall’altro l’assoluzione della Siria. Tutto questo è una seria minaccia.

giusy.regina@arabismo.it

www.aawsat.com