Bookmark and Share

Il triangolo no

Un filo troppo sottile lega Siria, Iran e Usa?

Articolo a cura di Giusy Regina

Il triangolo no Gli Stati Uniti cercano in tutti i modi di porre su nuove basi il loro rapporto con la Siria, cercando di allontanarla dall’Iran. L’Iran non perde occasione per sottolineare la sua alleanza ed amicizia con Damasco. La Siria si adagia nel suo doppio ruolo di sostenitore di Ahmadinejad e mediatore tra Iran e USA. Ma cosa lega ognuno di questi stati all’altro? E quanto sono forti questi legami?

Non è una novità che tutto il mondo sia preoccupato per il programma nucleare portato avanti dall’Iran. Soprattutto in questi ultimi tempi gli Stati Uniti sembrano più decisi che mai nel condannare Teheran e nel voler imporre nuove sanzioni. L’Europa si schiera dalla parte degli americani, minacciando anche un’azione “tutta europea” contro Ahmadinejad. Il timore cresce: gli Usa hanno chiesto svariate volte alla Siria, tramite i suoi rappresentanti, dalla Clinton a William Burns, di prendere le distanze dalla linea adottata dall’Iran, nel tentativo di isolare Ahmadinejad all’interno della stessa regione mediorientale.

Visite su visite, incontri su incontri non sono riusciti a chiarire la situazione. Quello che appare certo è che Damasco, secondo quanto annunciato dal presidente Bashar al-Assad, non ha alcuna intenzione di voltare le spalle ad “un’amicizia pluritrentennale” come quella con l’Iran. Una stretta alleanza strategico-militare, funzione anti-israeliana nel sostenere il movimento libanese Hezbollah e le fazioni palestinesi: questi sono i legami forti che gli USA vogliono mettere in discussione.

L’Iran dal canto suo è convinto che i rapporti nella regione mediorientale siano molto solidi e che gli Stati Uniti non riusciranno ad incrinarli. Ma Ahmadinejad si sente davvero forte o le sue ultime dichiarazioni aggressive sono state in realtà dettate dalla paura? L’Iran continua a sottolineare che il suo nucleare avrebbe scopi pacifici, civili e non militari. Ma nessuno, a parte la Siria e pochi altri, sembrano credergli. Colonialismo e controllo della regione: questi sarebbero i motivi, secondo Teheran, dell’interesse USA per l’Iran e tutta la regione. Accuse forti che si scontrano con la ormai obsoleta “missione” statunitense di esportazione della democrazia nel mondo.

Il triangolo no La posizione della Siria, che può sembrare chiaramente al fianco dell’Iran, in realtà non è così cristallina. Essa sa bene, infatti, che legarsi a Teheran le causerebbe non pochi problemi nei negoziati con Israele e nel processo di pace, di cui gli USA sono garanti e mediatori. Lo stesso Peres ha dichiarato che il problema in medioriente non sono i palestinesi bensì la megalomania di Ahmadinejad. E la Siria deve scegliere se schierarsi con la “politica del male e del terrore” dell’Iran o se proseguire il processo di pace con Israele.

Davanti alla risposta forte di Damasco in favore dell’Iran come reagirà l’amministrazione Obama? E se l’Iran continuerà per la sua strada come sta già facendo, quali saranno le contromosse?

Quello che si teme è ovviamente un attacco armato, un ritorno alla “dottrina Bush”, che già in Afghanistan è stata applicata andando contro ogni norma del diritto internazionale e violando la Carta delle Nazioni Unite. Secondo l’articolo 51 della stessa infatti, l’utilizzo della forza armata nelle relazioni internazionali è ammessa solo in caso di legittima difesa, in seguito ad un attacco armato già sferrato. Nonostante le varie discussioni, in seno anche alla Corte Internazionale di Giustizia, per intendere l’articolo 51 ammettendo anche la legittima difesa preventiva, allo stato attuale il diritto internazionale non contempla questa possibilità. Ma non sarebbe certo la prima volta che gli USA agirebbero contro tali disposizioni.

www.corriere.it
www.cnn.com
news.bbc.co.uk