In Marocco prosperano chiese e sinagoghe
I non musulmani vivono tra i musulmani esprimendo la propria libertà di culto. Si contano 26 chiese e sinagoghe
Traduzione a cura di Pamela Stella
27/01/2010 - I non musulmani in Marocco costituiscono soltanto l’1%, poco più di 300 mila marocchini su un totale di 32 milioni; questo è quanto risulta da un rapporto stilato dal centro di ricerca americano, ”The Pew Forum on Religion & Political Life”, interessato a monitorare le religioni del mondo.
Nello stesso rapporto viene riferito che il numero degli aderenti alla religione ebraica non eccede lo 0,2% dell’intera popolazione marocchina mentre, il numero dei Cristiani si aggira approssimativamente sui 100 mila, pari allo 0,8 %.
Il rapporto ha identificato delle aree ripartite tra seguaci del Giudaismo e seguaci del Cristianesimo. Le zone interessate sono Casablanca, Marrakech e Rabat, le tre più grandi città del Marocco, in considerazione del fatto che in queste città prosperano sia chiese sia sinagoghe, in tutto 26. Tale documento non fa riferimento al numero di moschee presenti nelle suddette città marocchine nonostante, l’organizzazione americana abbia reso noto che la percentuale dei musulmani corrisponde al 99% della popolazione totale. Come rilevato dal centro di ricerca, il fatto che in Marocco abbondino chiese e sinagoghe è indice della libertà di culto presente nel paese, contrariamente a quanto avviene in altri paesi arabi come Algeria e Arabia Saudita.
In Marocco i non musulmani vivono tra i musulmani praticando i riti prescritti dalla loro religione e dai loro Testi Sacri; ciò avviene in pubblico, non in segreto e nella paura. Nel rapporto si rende altresì noto che l’Arabia Saudita è il paese che impone maggiori restrizioni in tema di religione, seguito dall’Iran. Entrambi gli Stati impongono restrizioni alle minoranze religiose confermando così di attenersi ad una rigida interpretazione della legge islamica. L’Egitto risulta essere il paese che pone maggiori limitazioni alla libera espressione di culto, posizionandosi in cima alla lista redatta dall’organizzazione americana. Secondo il documento, anche l’Afghanistan è tra i paesi più rigidi. La Costituzione del paese, solo apparentemente protegge il diritto dei cittadini di scegliere la propria religione; in realtà si afferma che “nessuna legge può andare contro alla sacra religione dell’Islam” La lista include anche Cina e Myanmar, paesi a maggioranza buddista. Il documento invita ad osservare che la Cina esercita forti pressioni sui buddisti in Tibet, sui musulmani dello Xinjiang e sui movimenti religiosi non riconosciuti dal governo. Dal rapporto risulta che le aree più rigide siano la regione mediorientale e il Nord Africa, le meno rigide le due Americhe. E ancora, l’Africa sub-sahariana è risultata essere più flessibile rispetto all’Europa.
Altro dato che emerge è il forte antagonismo che anima i paesi musulmani, fra tutti Israele e India. Brian Grimm, uno dei ricercatori dell’organizzazione americana, ha affermato che la forte animosità in Israele si manifesta in atti di terrorismo dovuti a questioni religiose, ostilità all’interno delle comunità e tra queste e la società israeliana. In Europa, l’antagonismo genera incidenti dovuti al diffuso antisemitismo, alle tensioni tra minoranza musulmana e maggioranza laica o cristiana. Si è stimato che il 70% della popolazione mondiale – 6.8 miliardi- vive in paesi che limitano la libertà di culto.
“The Pew Forum on Religion and Public Life” è un centro di ricerca americano, politicamente neutro, che fornisce informazioni sulle ultime controverse tematiche e gli atteggiamenti ed orientamenti che hanno una ripercussione sugli Stati Uniti e sul mondo in generale.
Fonte: www.hespress.com




