Le giovani saudite e i social network: evasione virtuale o condizionamento reale?
Di Iman al Khaddaf. Asharqalawsat (gennaio 2010). Testo e traduzione a cura di Marta Pranzetti
Sei registrata a Facebook col tuo vero nome? Questa la domanda che sembra perseguitare un gran numero di donne saudite, nonostante i siti dei social network si basino, in teoria, su reali informazioni personali.
Un recente studio portato avanti in Arabia Saudita da un gruppo di studenti di informatica della King Saud University di Riyadh, svela che su un totale di ragazze intervistate, parte dell’università e parte di istituti superiori, tutte utilizzatrici di Facebook, il 68% preferisce omettere il proprio cognome per via della sensibilità delle informazioni. Solo il 32% osa rivelare per intero la propria identità, mentre un altro buon 16% delle ragazze intervistate usa registrarsi a Facebook sotto false identità. La stessa ricerca sui ragazzi ha registrato invece un 60% di utilizzatori registrati sotto la propria identità e un solo 4% sotto falso nome.
Ahoud al-Shaheel, Professoressa di Scienze della Comunicazione presso la stessa università ha affermato che il fenomeno di partecipazione a questo genere di social network è in aumento del 9% annuo, tra i giovani, e che secondo le statistiche, nel 2009, il rapporto tra gli iscritti registrati uomini e donne è stato di 5 :1.
Lo studio ha anche messo in luce in che modo i giovani usano tale strumento: nell’ambito universitario, il 60% dei ragazzi carica proprie foto reali in confronto a un 5% femminile; e se un 10% maschile utilizza foto di personaggi famosi per i propri avatar, l’equivalente femminile sfrutta foto di propri familiari e non solo, il restante 8% utilizza piuttosto disegni, vignette, o particolari zummati del loro viso (occhi, ad esempio) che non consentono comunque di riconoscere la persona in questione. Per quanto riguarda la scuola superiore, il quadro ha rivelato che un 30% maschile e un 60% femminile non carica affatto foto, mentre il 10% dei ragazzi e il 24% delle ragazze caricano foto di personaggi famosi e ancora il 16% delle studentesse utilizza foto dei membri della propria famiglia. Va comunque specificato, in generale, che la maggior parte degli studenti intervistati (uomini e donne) accorda l’accesso alle foto solo agli amici.
Si è studiata poi la natura dei commenti postati con risultati che differiscono tra uomini e donne. Il 10% degli studenti universitare posta commenti inappropriati mentre la maggior parte degli user (circa l’80%) posta commenti che contribuiscono alle discussioni su argomenti di carattere culturale. Inoltre, il 45% dei post sono in inglese, il 40% in arabo e circa il 12% sono in arabo anglicizzato (ossia, scritto con caratteri latini e numeri che riproducono le lettere enfatiche). La stessa analisi di cui sopra, effettuata tra gli studenti delle scuole superiori rivela un 70% di commenti che variano tra il positivo e il negativo e un 15% di commenti inappropriati. Qui l’utilizzo dell’inglese sale al 54% in confronto al 40% di utilizzo dell’arabo latinizzato e solo un minimo 6% di commenti in arabo.
Per quanto riguarda i soggetti trattati dai giovani su Facebook, la ricerca ha messo in evidenza che i giovani universitari sono più interessati ad argomenti culturali, con i ragazzi che si focalizzano su sport e musica e le ragazze su shopping, moda, musica e film. Il 70% degli intervistati ha dichiarato di essere interessato ad argomenti di carattere generico mentre il 56% ha dichiarato che i propri interessi si limitano all’ambito degli studi e dei loro hobbies personali. Confrontando i risultati ottenuti negli ambienti delle scuole secondarie, una minoranza ha dichiarato di essere interessata ad argomenti culturali o educativi, mentre la maggior parte utilizza il social network per fare amicizia (60% circa) e un restante 20% per coltivare i propri hobbies.
Asharqalawsat ha intervistato Saud Katib, specialista di Internet e Nuovi Media, secondo il quale i siti internet dei social network attirano i giovani in Medio Oriente perché li liberano da certe restrizioni, dando loro modo di esprimersi e comunicare con gli altri. “Questi strumenti mediatici sembrano aver ridotto il gap tra la società reale e la società desiderata cui tutti aspiriamo e che stiamo cercando di creare”, ha dichiarato. Gli stessi siti attraggono anche una buona fetta di popolazione femminile proprio perché rappresentano una forma di evasione: se alcune ragazze vestono completamente coperte, nella comunità virtuale possono inserire invece proprie foto senza veli. A questa contraddizione, Katib risponde che si tratta di un tentativo di andare oltre e superare i costumi presenti nella vita reale; il comportamento dei giovani nella comunità virtuale è necessariamente diverso da quello che hanno nella vita reale.
Nell’analizzare i risultati della ricerca, il Dottor Katib ha sottolineato come, il fatto che numerose donne utilizzino Facebook senza il proprio nome vero ma caricando foto di particolari del proprio corpo (capelli, occhi, piedi..) o di oggetti di valore personale o, ancora, di vacanze trascorse, rappresenti il desiderio di vantarsi e mettersi in mostra che invece è represso nella società reale.
Rimane da menzionare che lo studio più recente effettuato dalla Commissione Saudita delle Comunicazioni e della Tecnologia Informatica ha rivelato che l’accesso a internet in Arabia Saudita si è esteso al 36% della popolazione dalla fine del 2008, pari a un incremento di circa il 6% rispetto all’anno precedente.




