Nel Libano poliglotta, l’Arabo perde posizioni
Molti studenti universitari non sono in grado di recitare l’alfabeto arabo: i giovani non la considerano una lingua ‘cool’
Rana Moussaoui - Beirut - Traduzione a cura di Claudia Masini
Il Libano, un piccolo e vivace Paese mediterraneo, si vanta della sua società poliglotta ma per i giovani libanesi l’Arabo non è abbastanza ‘cool.’
“Hi, kifak? Ca Va?" o "Hi, how are you doing? Okay?" sono i tipici saluti multilinguistici libanesi, così popolari da comparire anche su felpe e magliette in vendita in tutto il mondo.
L’inglese e il francese sostituiscono spesso il dialetto locale nelle conversazioni, specialmente tra i giovani che abitano in città, così un’organizzazione ha lanciato una campagna per proteggere la lingua araba in Libano. “L’arabo è una lingua ancora molto viva ma i giovani si allontanano da essa sempre di più” ha dichiarato Suzanne Talhouk, a capo dell’organizzazione “Fael Ummer” (L’imperativo) che si occupa della campagna.
“Alcuni tra i più giovani non sono capaci di scrivere correttamente in arabo, e molti studenti universitari che abbiamo intervistato non soo neppure in grado di recitare l’alfabeto” ha detto la Talhouk. I giovani delle città sono spesso incapaci di sostenere una conversazione in un’unica lingua, suscitando ilarità ma anche irritazione tra quelli che li circondano con espressioni locali, come il popolare saluto “Yallah, bye.”
“Nella mia scuola è molto più di moda parlare francese. L’arabo è guardato dall’alto in basso,” dice la liceale Nathalie. Lo scorso giovedì l’Organizzazione Araba per l’Istruzione, la Cultura e la Scienza, con base a Tunisi, ha deciso di dedicare il primo Marzo di ogni anno alla celebrazione della lingua araba.
L’organizzazione ha dichiarato che la sua mossa è un tentativo di “proteggere il patrimonio della nazione araba di fronte alla globalizzazione.” Il messaggio è arrivato forte e chiaro in Libano, che in passato era il centro francofono del mondo Arabo.
Il Paese, con i suoi quattro milioni di abitanti, è stato sottoposto al Mandato Francese dal 1920 fino alla sua indipendenza nel 1943, ed è ancora unanimemente considerato il Paese più “occidentale” in un Medio Oriente conservatore. In Libano la maggior parte delle scuole insegna arabo, francese e inglese agli studenti sin da piccoli, e le autorità per l’istruzione permettono algi studenti con doppia nazionalità di essere esonerati dalle lezioni e dagli esami di stato in arabo.
“Una seconda lingua è un vantaggio, premesso che gli studenti non dimentichino la loro madrelingua,” ha dichiarato la Talhouk. Gli esperti si dividono su chi dovrebbe accollarsi la responsabilità, accusando alcune scuole di avere relegato l’arabo all’ultimo gradino della piramide dell’istruzione. “Le scuole spesso trattano l’arabo come una materia secondaria,” ha dichiarato Henri Awaiss, a capo del dipartimento di traduzione dell’Università Saint Joseph di Beirut. “Inoltre, gli studenti si annoiano per il modo in cui sono impartite le lezioni. Dobbiamo aprire la porta a metodi di insegnamento più creativi,” sostiene Awaiss.
Ma alcuni insegnanti credono che il problema inizi a casa. “Molti genitori tendono a parlare con i loro figli in inglese o francese,” dice Hiba, che insegna arabo in una scuola elementare. “Il problema è che io mi trovo ad insegnare a bambini di sei anni che non parlano la loro madrelingua e che sono completamente scioccati dall’arabo classico,” che è diverso dall’arabo parlato, ha aggiunto. Secondo la Talhouk “alcuni genitori chiedono agli insegnanti di rivolgersi ai loro figli in francese o in inglese qualora non comprendano l’arabo.”
“E’ triste. Non bisognerebbe vergognarsi della propria lingua,” ha detto. “L’arabo di oggi è una sorta di ‘arabo da Facebook’.” I Libanesi hanno persino escogitato un modo di scrittura compatibile con il web per il loro dialetto, attraverso l’utilizzo dei caratteri latini. Numeri come 2, 3 e 7 sono utilizzati per rappresentare i fonemi arabi non presenti in inglese o in francese. L’UNESCO, l’organismo culturale dell’ONU ha nominato Beirut come Capitale mondiale del Libro per quest’anno (Aprile 2009-Aprile 2010). Ma la lettura, un’attività di per sè non molto popolare in Libano, lo è ancora meno in arabo.
“Io non leggo romanzi in arabo perchè non parlano ai giovani,” dice Bilal, uno studente universitario libanese che studia televisione. Leila Barakat, che si occupa del programma della Capitale del Libro, ha sottolineato la necessità di testi in arabo moderno che si rivolgano alle nuove generazioni. “Dobbiamo sostenere e incoraggiare la letteratura araba per i giovano adulti, che oggi è sottosviluppata,” ha dichiarato la Barakat. La Talhouk insiste che il Libano investa nella conservazione del patrimonio culturale e letterario della nazione, e anche nello sviluppo di termini scientifici e tecnologici in lingua araba.
E ha aggiunto: “I giovani dovrebbero sentire che questa splendida lingua parla anche a loro, della loro epoca e della loro età.”




