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Interviste - Il mondo arabo visto da...

Una sezione dedicata a specialisti del mondo arabo, professori, giornalisti e figure di spicco del contesto culturale italiano e internazionale, che nel loro percorso professionale si sono avvicinati ai paesi arabi e ne hanno assaporato e approfondito cultura ed usanze.

Lasciamo spazio alle loro esperienze e alle loro opinioni, spaziando dalle considerazioni personali alle analisi geo-politiche, socio-economiche e culturali, perché possano essere d’aiuto nel ricreare, nei nostri lettori, un contesto di autentica e genuina comprensione dell’“Altro”.

Intervista a Lucio Caracciolo

Lucio Caracciolo In occasione dell'evento "Israele senza Palestina", organizzato dalla Associazione Culturale Arabismo il 4 Maggio 2010 all'università degli Studi di Roma Tre, Arabismo.it incontra Lucio Caracciolo. Professore di geografia politica ed economica, nonché direttore responsabile della rivista italiana di geopolitica Limes, egli ci ha offerto il suo contributo relativamente al mondo arabo e al suo lavoro di giornalista al contempo.

Ascolta l’intervista a cura di Giusy Regina

Intervista a Fahmiyya Sharaf Al-Din

Fahmiyya Sharaf Al-Din Arabismo.it ha avuto il piacere di incontrare Fahmiyya Sharaf Al-Din durante la conferenza “Rebuilding the Dialogue with the Arab World” tenutasi all’Università LUISS “Guido Carli”. Fahmiyya Sharaf Al-Din è membro dell’Associazione Libanese di Sociologia”, docente all’Università Libanese di Beirut, scrittrice di numerosi saggi tra i quali citiamo:”Al-thaqafa wa al-idiulugia fi al-watan al-‘arabiyy”[Cultura e ideologia nella nazione araba] e “Asl wahid wa suwar kathira. Thaqafa al-‘unf didda al-mara’a fi Lubnan” [Un’unica origine, molteplici immagini. Cultura della violenza contro la donna in Libano]. Nell’intervista sono stati affrontati diverse tematiche: la società civile e le ONG nel mondo arabo, la posizione della donna.

Ascolta l’intervista a cura di Pamela Stella

Intervista a Paola Caridi

Paola Caridi In occasione delle giornate della Fiera del Libro di Torino (14-18 maggio 2009), Arabismo.it incontra Paola Caridi. Giornalista, esperta di Medio Oriente, è corrispondente da Gerusalemme per l’Associazione giornalistica Lettera 22, di cui è tra i soci fondatori. Collabora inoltre per numerose testate italiane ed ha pubblicato, per Feltrinelli, nel 2007 Arabi Invisibili e nel 2009 Hamas.

Ascolta l’intervista a cura di Marta Pranzetti

Intervista a Massimo Campanini

Massimo Campanini Un altro importante contributo ci è offerto dalla testimonianza di Massimo Campanini, docente di storia dell’Islam contemporaneo presso l’Università l’“Orientale” di Napoli nonché autore di numerosi libri sull’Islam politico, il pensiero filosofico musulmano e l’esegesi coranica. Arabismo lo ha incontrato in occasione del convegno Rebuilding dialogue with the Arab world organizzato alla Luiss, in data 5 e 6 dicembre 2008.

Ascolta l’intervista a cura di Marta Pranzetti

Intervista a Roberta Denaro

Roberta Denaro Roberta Denaro è una studiosa di lingua e cultura araba nonché docente di lingua e traduzione presso l'Università di Urbino "Carlo Bo". Nel 2006 ha pubblicato Dal martire allo sahid. Fonti, problemi e confronti per una martirografia islamica e nello stesso anno ha collaborato alla traduzione di un'antica versione de Le Mille e una Notte, assieme a Mushin Mahdi, Mario Casari e Vincenzo Cerami.

Ascolta l'intervista a cura di Alessandra Fabbretti - Editing audio a cura di Eliud Luciani

Intervista a Renata Pepicelli

Renata Pepicelli Arabismo.it presenta Renata Pepicelli, dottore di ricerca in Geopolitica e Culture del Mediterraneo presso la Scuola di Alta Formazione Federico II di Napoli, esperta di dinamiche euromediterranee e della storia dei movimenti femminili nel mondo arabo-islamico.

Si collocano tra i lavori più importanti il saggio 2010 un nuovo ordine mediterraneo? pubblicato nel 2004 da Mesogea, Donne e diritti nello spazio mediterraneo in L'alternativa mediterranea (Milano, Feltrinelli) di F. Cassano e D. Zolo e Le relazioni tra riva nord e riva sud nel partenariato euromediterraneo in Mediterraneo: scuola e incontro tra culture. Atti del seminario internazionale di studi del Consiglio d’Europa di U. Grimaldi e P. De Luca, Napoli, 2005.

Ascolta l'intervista a cura di Alessandra Fabbretti

Intervista a Mark LeVine

Mark LeVine In occasione della presentazione del suo ultimo libro pubblicato in italiano, Arabismo.it, incontra Mark LeVine, storico esperto del Medio Oriente moderno e del rapporto tra Islam, globalizzazione e cultura popolare, professore presso la Irvine University, California, ma anche giornalista e musicista. Autore di numerosi libri, si è occupato principalmente del rapporto tra nuovi stili musicali (punk, rock, hip hop) e del loro impatto in società cosiddette “tradizionali”, come quelle del mondo arabo.

Ascolta l'intervista a cura di Marta Pranzetti

Sappiamo che hai viaggiato molto per il mondo arabo. Come nasce questo tuo interesse, quali sono le città che hai visitato e quali, a tuo parere, i paesi nei quali il rapporto tra modernità e colonialismo e tra globalizzazione e tradizione, produce gli effetti più interessanti?

Innanzitutto, il mio lavoro si è evoluto in tre aree che di solito la gente tiene separate: l’ambito accademico e di studioso, l’ambito musicale, e l’ambito dell’attivismo, che difendo da sempre. Credo che sviluppare queste tre cose parallelamente mi abbia fatto capire che gli obiettivi che avevo per ognuna potevo raggiungerli più efficacemente combinandole. E credo anche che il modo in cui ho cercato di combinarle le renda, ognuna, più onesta. Perché finché ero solo uno studioso, potevo essere criticato per il fatto che le mie ricerche fossero apolitiche oppure, da attivista potevo essere considerato un marxista. Invece, volendo fare qualcosa di positivo per cambiare il mondo e che, soprattutto, non rinforzi i sistemi dominanti, per me è fondamentale che il mio lavoro e le mie ricerche siano basate sulla realtà.

Così, usufruendo di borse di studio per conoscere questi paesi, ho potuto sviluppare un personalità da attivista molto più consapevole – perché il problema serio è che molti attivisti non hanno la minima idea su cosa effettivamente sono attivi e non conoscono affatto il background di ciò che studiano, né le dinamiche correnti, e finiscono per proporre cambiamenti che sono troppo astrusi e complicati. Poi, il fatto che io sia un musicista, mi aiuta ad entrare in contatto con gente che non avrei mai pensato di conoscere o addirittura che esistesse, prima. Mi ricordo, ad esempio, che non avrei mai pensato potesse esistere musica punk in Marocco, fino a quando un giorno, seduto ad un bar, mi hanno parlato di un concerto organizzato la sera prima a Rabat.

Questo mi ha fatto riflettere, perché, per quanto io pensi di conoscere il Medio Oriente, pur parlando sette lingue e avendoci vissuto per anni e avendo fatto ricerche e scritto come giornalista e studioso, c’è sempre qualcosa che non si arriva neppure a pensare o a capire. So, umilmente, di conoscere solo la punta dell’iceberg di questa cultura, per questo spero che lavorare a tutte e tre possa aiutarmi a rinforzare la mia conoscenza di questo mondo.

Venendo alla seconda domanda, per me è impossibile dire quale paese sia il più interessante..forse il mio preferito è il Marocco, perché è uno di quei posti dove la creazione musicale è davvero unica. Credo sia il solo paese arabo dove ho sentito che giovani ragazzi hanno sfidato l’autorità governativa, vincendo: era il periodo della cosiddetta “questione satanica” e, nel 2003, venne arrestato un gruppo di ragazzi perché si diceva adorassero Satana, a causa della musica heavy metal che ascoltavano. E invece di essere intimoriti, come succede in Egitto, Libano o Iran, migliaia di giovani hanno reagito alla “Bebbe Grillo”, organizzando una campagna internazionale, invitando la stampa francese ad un concerto che tennero per l’occasione, tanto che il governo fu costretto a far cadere le accuse.

Ma, allo stesso tempo, una delle cose più sorprendenti che abbia mai visto si trova nella frontiera nord occidentale del Pakistan, che dovrebbe essere la sede dei talebani eppure è una zona ricca di artisti rock straordinari. Una volta ho partecipato ad un convegno universitario e mi sono trovato in mezzo a studenti in abiti tradizionali e automaticamente pensi che sia un mondo arretrato, fondamentalista e violento e invece avevano le loro interessanti teorie sull’Occidente e sull’Islam, sull’educazione, sugli studi comparativi.

In realtà, ovunque guardi ci sono paesi e popoli potenzialmente straordinari ed interessanti, alcuni ancora, forse, “sotterranei” ma che aspettano solo di essere scoperti.

Ma pensi che tutti questi fenomeni che hai citato abbiano a che fare con la globalizzazione o siano, piuttosto, il prodotto naturale e lo sviluppo autonomo di ogni singola cultura?

Credo ci siano sempre più elementi progressisti in ogni cultura, non solo in senso politico ma soprattutto intellettuale, con gruppi che tendono ad elevarsi dalla cultura tradizionale e locale. Il fatto è che la globalizzazione permette davvero di mantenere i contatti in modo molto più diretto e ampio. Forse non è la causa di tutto, ma amplifica le cose e fa sì che abbiano luogo, si sviluppino e si intensifichino incontri e dialoghi che altrimenti non avrebbero modo di esistere.

Il tuo libro, Perché non ci odiano: la vera storia dello scontro di civiltà, rappresenta una vibrante critica della politica americana e delle teorie che l’hanno accompagnata dalla guerra fredda in poi (Fukuyama, Friedman, Huntington). In esso, inoltre, tenti di mettere in luce tutte le contraddizioni che emergono dai rapporti ufficiali dell’ONU o del WTO o della BM sulle condizioni del mondo arabo. Alcune domande a proposito: 1) Sei mai stato ostacolato in qualche modo nelle tue ricerche?

No, mai. E infatti mi sono meravigliato quando ho pubblicato alcune delle mie critiche ai rapporti delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Umano nel mondo arabo. Sono addirittura stato invitato da uno dei maggiori ricercatori che mi ha rivelato che ero molto importante per loro con le mie critiche e ricerche, soprattutto perché in un Rapporto ONU sullo Sviluppo Umano di 350 pagine, solo una e mezza riguardava questioni culturali, che io invece toccavo ampiamente. Questo mi ha confermato che la gente pur parlando di globalizzazione, spesso, tralascia quello che veramente è: un fenomeno culturale.

In che misura, secondo te, la globalizzazione è solo il fenomeno apparente dietro cui, invece, si celano tutti gli interessi americani in Medio Oriente, legati al petrolio e alla vendita di armi?

Il mio punto di vista nel libro – che tra l’altro sta cambiando negli ultimi anni a causa dei rivolgimenti economici mondiali come l’innalzamento del prezzo del petrolio, che rende i paesi arabi molto più ricchi, soprattutto l’Arabia Saudita, la Libia e l’Algeria – è che la globalizzazione a livello politico non sta avendo luogo in questi paesi. Perciò criticarla come la causa dei mali di queste aree non è veritiero. E credere che i paesi arabi siano stati tagliati fuori dalla globalizzazione perché sono arretrati e hanno bisogno di ammodernarsi non è vero, è successo per ragioni strutturali che l’economia mondiale implica. Il Nord Africa e il Medio Oriente, come altre parti del mondo, sono state marginalizzate perché serviva una periferia che fosse funzionale al centro. Perciò se una globalizzazione economica (a livello di integrazione nell’economia mondiale, di acquisizione di investimenti diretti, o di crescita nel sistema comunicativo globale) non si è realmente verificata, quello che sta avvenendo è una globalizzazione culturale, che ha provocato non pochi problemi. Esiste nei paesi arabi una sorta di “identità di resistenza” che è la risposta a quella che viene vista come l’invasione dei valori e dei costumi occidentali e che è alla base dei processi di creazione e rafforzamento di Al Qaida o altre forme di reazione conservatrici. Ma questa è la parte negativa, quella che viene messa più in evidenza: io mi sono reso conto, invece, che c’è una grande fetta di popolazione che viene del tutto lasciata fuori da ogni considerazione: i giovani, ad esempio, sono una parte molto positiva della globalizzazione, in quanto riescono a stabilire sempre nuovi contatti creando, così, “nuove culture”.

Quello che c’è da dire, a proposito della globalizzazione, tuttavia, è che ultimamente si sta sviluppando una sorta di neoliberismo arabo controllato da capitali sauditi, libanesi e dei paesi ricchi del Golfo. Ora è questo fenomeno che minaccia le economie e le politiche locali, perché sta sopraffacendo la produzione culturale locale: ma non si tratta di americanizzazione, bensì di una sorta di “corporatizzazione araba”.

Ma, quando nel tuo libro parli di Jamming Culturale come una sorta di “processo di maturazione su scala globale e strumento con cui combattere efficacemente il sistema neoliberista”, non lo vedi come una soluzione troppo ottimistica, per non dire utopica?

Non credo sia utopica nel senso che molti attribuiscono al termine: quando il realismo sembra impossibile, l’utopia diventa più pratica. In fin dei conti, l’unica possibilità che i movimenti progressisti hanno è quella di comprendere il potere di questo neoliberismo e delle sue correnti, per trovare il modo di inserirvisi, in modo da creare delle “sottoculture” e, così facendo, indebolire il sistema o anche semplicemente farlo evolvere e cambiare in qualcosa di positivo. Il termine nasce come un mescolamento di messaggi sovversivi per creare nuovi significati: io lo intendo, in senso culturale, più come un modo positivo per creare una sintesi nuova da elementi diversi. Certo, il risultato a volte può essere disastroso o noioso, ma quando funziona è qualcosa di meraviglioso! Ovviamente non è semplice farlo funzionare, e perché questo succeda, chiunque sia coinvolto deve possedere un livello molto alto di maturità e aver abbandonato tutti gli stereotipi sugli altri; deve esserci una maggiore autocritica all’interno dei movimenti stessi e una consapevolezza che non basta solo essere come “loro” per produrre un cambiamento, ma serve una più profonda intesa. A parte questo, non la vedo affatto come una soluzione utopica, bensì come l’unica alternativa possibile al sistema ed anche la più pragmatica ed efficace, e questo, proprio perché la musica è universale.

Quindi, secondo te, questo Jamming Culturale potrebbe anche essere il modo per superare la dicotomia “noi”/“loro”?

La cosa ancora più importante da interiorizzare è che non esiste un “noi” come non esiste un “loro”. Questo è un problema tipico dell’America dopo l’undici settembre, quando su tutta la stampa statunitense è emersa la domanda: “Perché ci odiano?”. “Loro” non ci odiano affatto. E a parte questo chi sono i “loro” e chi sono i “noi”? Perché, da quanto ne so, in America ci sono almeno due “noi” che neanche si piacciono! E poi guardiamo al mondo musulmano, al Libano, al Pakistan, all’Iraq: ci sono paesi in cui musulmani uccidono musulmani o etnie si massacrano a vicenda. Bisogna comprendere che non ci sono “noi” o “loro” nel rigido senso determinato da teorie come lo scontro di civiltà, ma che è possibile creare “comunità di noi” per costruire qualcosa di importante per un cambiamento autentico.

Intervista a Alberto Ventura

Alberto Ventura In occasione del seminario tenuto all’Università Luiss di Roma su “Islam e democrazia”, Arabismo.it incontra il Prof. Alberto Ventura, docente di Storia dei Paesi Islamici all’Università di Cosenza.

Ascolta l'intervista a cura di Marta Pranzetti

Intervista a Gennaro Gervasio

Gennaro Gervasio La nostra rubrica si arricchisce di un altro punto di vista, quello di Gennaro Gervasio, docente di Storia e Istituzioni dei Paesi islamici all'Università "L'Orientale" di Napoli e politologo del mondo arabo islamico

Ascolta l'intervista a cura di Pamela Stella

Intervista a Giuliano Lancioni

Giuliano Lancioni Un importante contributo alla nostra rubrica ci è offerto da Giuliano Lancioni, docente di Lingua e Letteratura Araba presso l’università degli Studi “Roma Tre”. L’abbiamo intervistato il 15 febbraio 2008, in occasione del seminario da lui condotto sul tema: “Le origini del pensiero linguistico arabo: influssi greci e sviluppi autonomi”- Dipartimento di Studi sul Mondo Antico, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi “Roma Tre”- Roma.

Ascolta l'intervista a cura di Donatella Vincenti

Intervista a Donatella Della Ratta

Donatella Della Ratta Arabismo.it incontra la sociologa e massmediologa Donatella Della Ratta, in occasione dell'iniziativa L'Occidente visto dai media arabi il 26 e il 27 gennaio 2008, all'interno del “Romaeuropa Festival 2007”.

Ascolta l'intervista a cura di Alessandra Fabbretti

Intervista a Francesca Maria Corrao

Francesca Maria Corrao Arabismo.it è in compagnia di Francesca Maria Corrao, docente di lingua e letteratura araba all’Università l’Orientale di Napoli, nonché esperta di poesia araba.

Ascolta l'intervista a cura di Marta Pranzetti