La straniera
Di Younis Tawfik
Articolo a cura di Marta Pranzetti
…Il suo mondo, forse, era iniziato, come il mio, in una valigia piena di ricordi e di immagini. Un baule della memoria dove c’è il suo cortile, l’albero di gelso e i tanti amori finiti prima del tempo. Un mondo solitario e sofferto. Anni di corsa nella steppa della nostalgia, incontro a un destino intrecciato con l’inganno. Il nostro sogno finito ancora prima di iniziare, nell’abisso dell’indifferenza. L’esilio interiore, che ci divora il sonno e ci divide, ci lascia alle nostre paure. Le nostre speranze, i nostri sogni in frantumi, vagano nel vuoto che ci sommerge: il vuoto dei nostri sogni morenti…
Atmosfera malinconica, quella che pervade il romanzo. Sentimenti di disadattamento e rifiuto si mescolano al desiderio di riscatto. È un invito a vivere la vita e a correrne i suoi rischi, prima che ce ne venga tolta l’opportunità. Ma è, al tempo stesso, un’ammissione che la vita stessa tende a renderci tutti emarginati, gli uni agli altri e con noi stessi, in un presente fatto di ricordi e di perduta appartenenza, che ci rende fantasmi del reale, ombre vuote di successi incompiuti e di speranze disattese.
Un uomo e una donna, entrambi arabi, sullo sfondo della Torino dei nostri giorni, multietnica e inquieta. Lui è architetto, ha studiato in Italia e viene da un paese del Medio Oriente. Lei è marocchina, di umili origini, immigrata clandestinamente in Italia per realizzare il proprio sogno di libertà. Le loro strade si incrociano per caso e due anime sembrano ritrovarsi, nella comunanza delle parole, delle tradizioni e dei gesti. Una solitudine colmata inspiegabilmente dalla presenza dell’altro, un bisogno implicito che diventa necessità fisica di aversi. Eppure, nonostante le origini comuni, paradossalmente è la vita di tutti i giorni a dividerli. Lei, da tempo abbandonata dal marito, è costretta a vendere il proprio corpo per sopravvivere, e lui, architetto affermato, fa parte di quelli che definiremmo “integrati” e non accetta di scendere a compromessi con lei. Una storia d’amore impossibile, lacerante. Una storia di solitudini, di vite spezzate, di vite che sfuggono al proprio destino e che finiscono per esiliarsi da sé.
Un romanzo costruito su flashback, ricordi e sensazioni dei protagonisti che, specularmente, raccontano di sé, del loro passato e del delinearsi degli eventi che li vedono coinvolti. Un romanzo, al tempo stesso, di passione e riflessione, raccontato al maschile e al femminile. Una lettura attenta a cogliere bene l’essenza dello “straniero” nelle sue tante sfaccettature, prime tra tutte la stridente contrapposizione tra integrato e clandestino. E quel che più colpisce, in questo contesto, è la parola del protagonista, sempre senza nome, probabilmente un alter ego dell’autore stesso, che racconta della sua integrazione schizofrenica, fatta di acquisizione profonda dei valori della società ospitante e al tempo stesso di nostalgia cronica del suo paese natale. È il suo giudizio incerto verso un’immigrata clandestina, prostituta, “straniera” anche ai suoi occhi, che più fa riflettere sulla condizione esistenziale di immigrato.
Quella di Younis Tawfik è una voce d’esordio nel panorama letterario italiano e vi fa breccia con una storia tutta contemporanea ma che non abbandona mai il fascino della letteratura islamica nei suoi dettagli stilistici colti e raffinati. Mescolando la prosa, spesso ridondante nei climax degli stati d’animo angosciosi, a frammenti di poesia, l’autore conferisce un’intensa drammaticità a tutto il racconto. Drammaticità ben racchiusa dallo stesso epilogo, amaro e liberatorio.
Dal silenzio della remota memoria,
è scaturito un volto,
lo riconosci:
dentro di te si è raccolto come gocce di luce,
e tu lo leggi:
sparisce quando vuole,
e non ritorna,
e dietro quelle mura infine sfuma.
All’improvviso,
apri le ali,
e nella solitudine dello spazio
libero ti abbandoni.
Younis Tawfik: nato ne 1957 a Mosul, in Iraq, è giornalista e scrittore, laureato in Lettere all'università di Torino. Attualmente è docente di Lingua e Letteratura araba all’Università di Genova e direttore del Centro italo-arabo, Dar al-Hikma, di Torino. In Iraq ha ottenuto nel 1978 il Premio di Poesia Nazionale. Con il suo romanzo d'esordio "La Straniera" ha vinto il Grinzane Cavour, il Premio Giovanni Commisso, il Premio Internazionale Ostia, il Premio Rhegium Julii, il Premio Fenice-Europa e il Premio Via Po. Da questo suo primo romanzo è in corso di realizzazione un film diretto da Marco Turco.




