Il Vicolo del Mortaio
Di Nagib Mahfuz
Articolo a cura di Ilenia Ferrari
Zuqāq al-Midaq. Questo è il titolo originale del libro dello scrittore egiziano Nagib Mahfuz, pubblicato nel 1947. Il romanzo del Premio Nobel per la letteratura è ambientato nel quartiere cairota e natìo al-Gamaliyya.
Il Vicolo del mortaio non esiste nella realtà, ma quelle che prendono forma entro i confini della strada sono storie di vita verosimile. Mahfuz ci racconta uno spaccato della vita egiziana nei ceti bassi, al tempo della Seconda Guerra Mondiale. Paradossalmente, egli mette a fuoco e racconta in particolare di una cerchia ristretta di individui che si possono contare sulle dita di due mani, posizionandoli in un vicolo, in un piccolo complesso di case, ma allo stesso tempo racconta di tutto il mondo. I personaggi infatti potrebbero essere ricondotti ciascuno ad uno “stereotipo”, ad un “modello”, ad una maschera come quelle del teatro greco. I personaggi che l’autore ci presenta sono, ciascuno, esemplificativi e rappresentativi di una categoria di persone che vanno a formare una città qualsiasi, non solo il Cairo.
Il libro è strutturato in capitoli, ed ognuno di essi ci racconta una ‘puntata’ della storia della vita dei personaggi. Ce ne sono alcuni che vengono solo accennati mentre altri ci accompagnano dall’inizio alla fine del libro. Tutti sono importanti a modo loro, lo abbiamo detto, perché rappresentano un tipo di persona, ma altri spiccano. Tra questi non può certamente passare inosservata la ragazza del vicolo, la trovatella cresciuta da Umm Hamida, appunto, la giovane Hamida. Altro personaggio che dobbiamo affiancarle, dall’inizio alla fine, è suo fratello di latte nonché suo spasimante e primo corteggiatore.
Entrambi cresciuti nel Vicolo, sono i rappresentanti dell’avidità di scoperta. Teniamo a precisare tuttavia che i due sono accomunati da una dipartita dal Vicolo ma che questa muove da motivazioni completamente opposte. Mentre quella di Abbas el-Helwu è una partenza (si arruola nell’esercito britannico per fare fortuna) volta al ritorno, per costruire con Hamida quel futuro da lei tanto denigrato (prima di partire per Tell el-Kebir, egli ne chiede la mano, per sposarla al ritorno), quella di Hamida è una vera e propria fuga da quello che vedeva come suo nero destino, cioè rimanere nel Vicolo e maritarsi all’interno del borgo. Purtroppo per nessuno dei due c’è il lieto fine, anzi, ognuno a modo suo soffrirà, pagando lo scotto delle proprie scelte (Hamida) o delle scelte altrui (Abbas, che in realtà non riesce a domare il desiderio di vendetta). Non aggiungiamo altro al riguardo.
Quello che di più colpisce del libro, non sono tanto i racconti riguardanti i fatti della vita di ciascuno dei personaggi, bensì ciò che di psicologico c’è dietro ad ogni azione, le motivazioni, nobili o basse che siano.
Dobbiamo ricordare alcuni tra gli altri personaggi. C’è il gestore del caffè, Padron Kirsha, assiduo consumatore di hashish e incline all’omosessualità, e per quanto la famiglia cerchi di lavare i panni sporchi in casa, quelli che di più sanno spesso non sono certo i familiari. Kamil, l’amico fedele di Abbas, preparatore del piatto di basbusa. Poi il padrone del bazar, Selim Alwan, che dopo aver divorziato con la moglie chiede la mano ad Hamida, che subito presa dalla consistenza del suo patrimonio dimentica velocemente il fidanzamento con Abbas al-Helwu. Infine abbiamo lo Shaykh Darwish, assiduo frequentatore del caffè, e con una cui citazione concludiamo : « Infine si stropicciò le mani soffiandovi sopra e concluse: “Signore giudice di ogni cosa, concedici la misericordia dei santi. Signore, che io possa essere paziente, non ha forse ogni cosa la sua fine? Sì, ogni cosa ha fine, che in inglese si dice end e si scrive e.n.d.”».
Dopo questo modesto assaggio, rimandiamo comunque il lettore alla scoperta personale delle pagine del libro per godere appieno della maestranza dell’autore nel trasmettere emozioni e sentimenti. È un libro che si fa leggere, scorrevole, che ti pone al contempo davanti ad una riflessione intima.
Nagib Mahfuz nasce al Cairo nel 1912 (2006). Premio Nobel per la letteratura, di cui è insignito nel 1988, è stato romanziere e saggista, sceneggiatore e giornalista. Autore di molti libri tra i quali Khan el-Khalili, Il nostro quartiere, Miramar, Canto di nozze, ecc.
08-01-2010




