Il Salone di Letteratuta Araba di Bruxelles celebra “Wallada” alla presenza di poeti arabi ed europei
di ‘Abd Allah Mustafa - Traduzione e testo a cura di Pamela Stella
La città di Bruxelles ha ospitato, per tre giorni, la quarta sessione del salone di letteratura araba per celebrare
Wallada, la poetessa andalusa figlia del califfo omayyade Al-Mustakfi. Il poeta marocchino Taha ‘Adnan, direttore
del salone, ha riferito che la principessa-poetessa era nota, nel X secolo d.C., per il circolo letterario di Cordoba, dove poeti e artisti si incontravano con illustri personalità della letteratura. Nel circolo i poeti erano impegnati in competizioni poetiche, nella maggior parte dei casi ciò portava a distinguere tra buona e cattiva poesia in conformità con i criteri dell’epoca. La poetessa di Cordoba era famosa per aver ispirato il poeta andaluso, Ibn Zaydun, il cui nome è legato a quello della poetessa in una delle più celebri storie d’amore, sofferenza e abbandono presenti nella letteratura araba. ‘Adnan ha aggiunto: “ il circolo di Wallada era frutto dell’apertura della società andalusa, conosciuta per la tolleranza religiosa e la comunicazione tra culture così, il salone di Bruxelles, desidera rievocarlo nel giorno della commemorazione di Wallada per affermare il suo distacco dal modello orientale di interazione interculturale e ripristinare la libera creatività.
Numerosi letterati arabi hanno partecipato a questa sessione del Salone, tra questi ricordiamo la poetessa siriana Maram Al-Masri, l’irachena residente in Danimarca Dani Ghali, la marocchina Siham Bouhlal, la poetessa francese di origine algerina Hawa’ Jabali, da Stoccolma la siriana Manhal Al-Sarraj, l’iracheno residente a Madrid ‘Abd Al-Hadi Sa’dun, dalla Francia i poeti marocchini Muhammad Miloud Gharrafi e Jamal Boudouma, dal Belgio l’algerino Jamal Benmerad e il romanziere marocchino ‘Allal Bourqia. All’evento hanno preso parte anche la poetessa spagnola Chantal Maillard , i suoi connazionali il poeta Adolfo Barbera e Antonio Lopez Pina, dal Belgio la poetessa Lucienne Stassaert, dal Lussemburgo Bart Vonck, Daniel Simon e Tom Nisse, il poeta di origine camerunese Jan Mae Kan e la turca Kadir Sevinc. Il Salone ha accolto una mostra d’arte figurativa alla quale hanno presenziato, l’algerina Samia Smahi ed il tunisino Muhammad Al-Triki, oltre alla rappresentazione teatrale di Nabil Ghashem intitolata “ Timo, menta e olio d’oliva”. Il drammaturgo tunisino, ora residente in America, ha proposto una rappresentazione drammatica dei componimenti dei poeti arabi. A conclusione, una serata musicale con‘Aziz Al-Makishri che intona le strofe di Ibn Zaydun accompagnato dalla musica di Wesam Ayoub, suonatore iracheno di santerio e ‘Azuz Al-Huri, liutista marocchino.
Fonte: www.aawsat.com
La poesia araba in Andalusia: Ibn Zaydun
La letteratura andalusa dei primi secoli, e in modo particolare la poesia, trae ispirazione dai modelli della poesia classica mediorientale. Soltanto sul tramontare del X secolo e l’inizio dell’XI la produzione locale intraprende un percorso indipendente; infatti la storia della penisola si stacca ben presto dalle sorti politiche dell’Oriente, qui la dinastia omayyade (di cui un erede era sfuggito al massacro degli Abbasidi) crea, con ‘Abd Al-Rahman III, un califfo autonomo da Bagdad (929).
Le fonti danno testimonianza del rapido adattamento della popolazione andalusa alla lingua araba, ciò sin dalle prime conquiste avvenute nell’VIII secolo.
Gli elementi che contraddistinguono la poesia spagnola permettendole di eccellere, quando si svincola dall’imitazione del modello orientale, sono le descrizioni e le similitudini. Sicuramente i prodotti più originali della melica andalusa sono due tipi di poesia strofica: la muwashshaha e lo zajal, il primo risalente al secolo X, il secondo alla fine del secolo XI. La muwashshaha consta di un distico iniziale a rima baciata e da un tristico monorimo con volta: semplificando lo schema è aa, bbaa. Quello dello zajal è aa, bbba.
Lo stile e i contenuti nella muwashshaha sono mutuati dalla poesia araba classica, la lingua usata è l’arabo colto, fatta eccezione per la strofa finale in volgare, detta kharja. Lo zajal, invece, fa uso del dialetto arabo e affronta con cinico realismo argomenti che male si sarebbero adattati ai modi stilizzati della poesia di corte, anche se si rivolgeva a questo stesso ambiente. Questi due tipologie di poesia strofica mostrano la permanenza delle lingue parlate dai latini, dagli ebrei e dai vandali; tali idiomi non erano stati assimilati del tutto, ma erano tanto dinamici da originare una forma poetica autoctona.
Tra i principali interpreti della poesia andalusa del periodo ricordiamo Ibn Zaydun (1003-71), celebre per le appassionate poesie d’amore dedicate alla principessa e poetessa Wallada (m.1091), figlia del califfo Al-Mustakfi (m.1025) e animatrice dei più vivaci circoli letterari dell’epoca. I due furono forieri di un nuovo modo di concepire la poesia, più realistico e meno vincolato alle figure retoriche della poesia cortese d’Oriente.
Questi due poeti eccellevano nella poesia amorosa, nel ghazal, il cui tratto più saliente è senz’altro la forte spinta erotica e aggressiva. Nelle invettive che i due si rivolgevano non mancavano volgarità e bassezze ma ciò nulla toglieva all’estro creativo. La satira, senza dubbio, era un genere confacente a Ibn Zaydun che compose diverse opere di invettiva contro i suoi rivali in politica e in amore.
Con la fine del califfato omayyade in Andalusia e l’inizio dei conflitti interni, i poeti si soffermarono su nuove tematiche: l’esilio e l’abbandono dei luoghi cari. Ci fu una rivisitazione del vecchio motivo del preludio della poesia preislamica caratterizzata da un tono di intensa drammaticità.
Riferimenti bibliografici:
Corrao, M.Francesca, Antologia della poesia araba, La Biblioteca di Repubblica, Roma, 2004




