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Dietro la Porta

Nel teatro di Dammam in Arabia Saudita, la rappresentazione teatrale ispirata all’opera Al-Bab di Ghassan Kanafani

Articolo a cura di Donatella Vincenti

Dietro la Porta L’Associazione artistico-culturale di Dammam ha prestato il suo teatro alla rappresentazione dello spettacolo Tagliyyat Al-Bab, del regista ‘Abd al-Khaliq al-Ghanem; con la sceneggiatura di ‘Abdallah al-Gafal, il testo teatrale – ispirato ad Al-Bab (1964), una delle opere teatrali pubblicate dallo scrittore, critico letterario e giornalista palestinese Ghassan Kanafani (1936-1972) – ricalca la vicenda coranica di ‘Ad, di cui si riporta una chiara sintesi, tratta dall’introduzione ad una versione francese dell’opera (La porte):

«Cette pièce repose sur une légende arabe du temps passé à peine modifiée : 'Ad était roi d'une tribu fixée dans la contrée d'El-Ahqâf (1), selon Yâqoût. Ces hommes adoraient trois dieux qui avaient pour noms, selon Tabari : Sadâ, Samoûd et Houbâ. 'Ad descendait directement de Noé, étant fils de Aws fils d'Iram (2) fils de Sem, l'un des enfants de Noé. Une sécheresse effroyable frappa cette tribu impie. 'Ad envoya à La Mecque une délégation composée, en particulier, de Qail et de Loqmân, afin de demander aux dieux l'eau qui manquait si cruellement au pays d'El-Ahqâf. Mais la délégation oublia sa mission sous le charme de deux esclaves chanteuses, les " criquets ", hommage de leur hôte, Mou'âwiya fils de Bakr qui les hébergeait à l'extérieur de La Mecque. Ce dernier fit en sorte que ses esclaves rappellent la délégation à ses devoirs par d'habiles allusions. Les rogations enfin achevées, trois nuages apparurent dans les cieux : l'un rouge, l'autre jaune, le troisième noir... 'Ad aura pour successeur son fils Chadîd qui, bientôt emporté par la mort, laissera la couronne à son frère Chaddâd. Le nouveau roi bâtira une cité, Iram Dhât al-'Imâd (3). Le courroux des dieux l'empêchera d'y entrer. Il voudra forcer le destin. Alors des voix célestes vont l'apostropher : il mourra et Iram tombera en poussière.

La légende est restée vague chez nos historiens. A part deux versets coraniques aux termes très généraux, les sources se réduisent à un passage de Yâqoût dans son Moud'jam-al-bouldân et à un autre de Tabari au début de ses Annales. Quelques phrases en ont été citées dans le texte : on les trouvera entre guillemets, à peine modifiées. Rien d'autre n'est à signaler […]».

L’opera è accompagnata da una musica dai ritmi incalzanti, che riproduce l’irruenza degli scontri militari tra il capo dell’esercito ed i suoi nemici. Il monaco piange la morte di «Ibn Qa’id», ed “il suo cuore spezzato dalla tristezza gli impedisce di compiere le sue pratiche rituali”. La musica si interrompe solo quando si spengono le luci e la sala del teatro rimane al buio completo. Il pubblico tiene i nervi stretti mentre assiste all’arrivo di persone vestite di bianco, che stanno a rappresentare i viandanti moderni. i quali “si muovono su pattini a rotelle”. Quando i personaggi gridano e maledicono chi ha causato la siccità nel quartiere di El-Ahqaf, la tensione non sembra arrestarsi; tuttavia, “la pioggia scende solo per desiderio di una bambina rimasta senza sepoltura”.

Muhammad al-Halal “esce dalla polvere della storia nelle vesti di un soldato romano, con il viso torvo e le dita consumate dall’impugnare la spada, per impegnarsi coraggiosamente nella battaglia di al-Baqa’”. Tra le spade e le lance, i combattenti vengono trucidati. “Dopo il tradimento del romano al-Halal, che costruisce il suo Paradiso in Terra, rifiutando il Paradiso promesso, frutto della sottomissione alla forza, il sacerdote spinge il capo dell’esercito nel fuoco dell’Inferno, dove confluiscono tutti coloro che non si sottomettono, gli impuri, quelli che non si piegano agli insegnamenti del sacerdote e del suo Dio”. “Il sacerdote dispensatore di umiltà serba nel suo cuore la follia e imprigiona la voce di una ragazza, catturandone il canto”.

Alla fine il Bene trionfa e con esso la Sapienza degli Arabi, eredità e patria delle persone rette e oneste. La Palestina compare solo nell’epilogo dell’opera teatrale, a simboleggiare la forza della società.

Il regista, nella conferenza stampa, chiarisce che “l’opera è punteggiata da tocchi artistici di estrema bellezza e di grande vivacità espressiva”. Essa “parla del passato e del presente, del loro legame reciproco, mostra la mentalità del passato e fa presagire quella del futuro”. L’autore del testo teatrale aggiunge che lo spettacolo reca con sé l’idea dell’umanità, rappresentata dai valori umani della creazione e della forza. In realtà, ci si può liberare dalla prigione che la forza impone al singolo, attraverso la scoperta di ciò che si trova dietro alla Porta, e “a condizione di unirsi in una forza collettiva e di credere nello sforzo laborioso del singolo individuo”.

Fonte: ksa.daralhayat.com
Testo integrale dell’opera in 5 atti, al-Bab (1964) di Ghassan Kanafani [versione elettronica in lingua francese]: www.marxists.org
Sito web ufficiale dedicato a Ghassan Kanafani: www.ghassankanafani.com

Ghassan Fayiz Kanafani (Acri, 1936 - Beirut, 1972), nato nella Palestina mandataria e figlio di un avvocato di Acri, viene inizialmente educato nelle scuole dei missionari francesi. Nel 1948, all’età di dodici anni, la sua famiglia è costretta a trasferirsi (dopo un breve soggiorno nel sud del Libano) in Siria, dove Kanafani dal 1952 studia Letteratura Araba presso l’Università di Damasco. Espulso dall’università nel 1955 a causa del suo attivismo politico, egli raggiunge i suoi parenti in Kuwait, dove lavora come giornalista fino a quando - nel 1960 - si reca a Beirut, invitato da George Habash a contribuire con il suo lavoro di giornalista nei quotidiani arabi nazionalisti, tra cui al-Hurriyya (“Libertà”) e al-Muharrir (“Il Liberatore”). Il 1963 è la data di pubblicazione del suo romanzo più famoso, dal titolo Rigal fi’l Shams (“Uomini sotto il Sole”). Nel 1969 Kanafani diventa il portavoce ufficiale dell’organizzazione politica della sinistra radicale marxista di Habash, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), oltre a scrivere per il giornale al-Hadaf (“L’Obiettivo”). Morì a Beirut nel 1972, in un attentato. Nella sua auto era stata messa una bomba, probabilmente dagli agenti israeliani del Mossad.

Kanafani parlerà per primo di “Letteratura della resistenza” (Adab al-muqawamah), per designare l'attività letteraria di autori che esprimono nei loro scritti l'impegno politico e il coinvolgimento diretto nelle vicende del popolo palestinese e nel 1967 scrive il saggio La letteratura della resistenza nella Palestina occupata, in cui sottolineava appunto la caratteristica politica e letteraria de grandi poeti a lui contemporanei. (Mattar P., Encyclopedia of the Palestinians, ed. Facts on File Library of World History, April 2005; Meisami J.S., Starkley P., Encyclopedia of Arabic Literature, vol. 2, Routledge, 1998).